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SCAPPARE e … CORGI (23/09/2022)

*) SCAPPARE

Come siamo messi? In patria e fuori?

Piuttosto male, direi.

Dal punto di vista idrogeologico il nostro Paese cade letteralmente a pezzi. È anche costantemente insidiato da terremoti e colate vulcaniche.

Le fabbriche continuano a chiudere, i giovani restano disoccupati e chi ha più di 50 anni rischia ogni giorno di essere licenziato.

Non voglio nemmeno esprimermi sulla salute dei carrozzoni statali quali la sanità e l’istruzione.

L’inefficienza della burocrazia è poi qualcosa che anche i marziani conoscono in ogni dettaglio.

E mi fermo qui.

Fuori dai nostri confini le cose non vanno molto meglio.

Cambiamenti climatici, crisi energetica, rischio di guerra atomica …: penso che bastino, per dare un’idea.

Il tutto è accompagnato dal movimento inarrestabile di milioni di persone che sono alla ricerca della pura e semplice sopravvivenza.

Basta? Penso proprio di sì.

Perché ricordo tutto questo?

Semplicemente per dire che, a mio avviso, in queste circostanze i partiti politici italiani dovrebbero fare a gare per scappare da una qualsiasi responsabilità di governo.

E invece?

Assistiamo a una lotta ‘all’ultimo sangue’ per agguantare il bastone del comando, per installarsi nella stanza dei bottoni.

Perché?

Per il semplice fatto che, in realtà, la politica è potere e servizio.

Come potere gestisce le chiavi dell’amministrazione pubblica e delle risorse nazionali.

Come servizio obbliga a lavorare per accrescere sempre più il benessere dei cittadini.

È facile capire per quale scopo i diversi partiti politici concorrano nelle prossime elezioni.

*) CORGI

Sono i due cani della regina Elisabetta rimasti orfani dopo la morte della loro padrona.

Sono depressi, soffrono di inappetenza, non sono ancora in grado di elaborare il lutto.

Fior di psicologi si stanno impegnando per escogitare le strategie più opportune per aiutare i due cani a superare il terribile momento.

Va bene tutto, anche la spasmodica attenzione prestata ai due orfani.

Eppure c’è in tutto questo qualcosa di stonato, qualcosa che non quadra.

Ci sono migliaia di persone che muoiono ogni giorno di morte ‘anticipata’ per i più svariati motivi.

Ci vengono mostrati in televisione: sommersi dai flutti del mare, travolti dai fiumi in piena, ammazzati per strada da bombe e missili lanciati da decine di chilometri di distanza.

Non avverto su queste persone nessun alone di pietà e nessuna commiserazione. Non vedo lacrime né odo esperti che disquisiscano sulla tragedia della vita umana.

Le persone sono diventate numeri che, quando va bene, vengono conteggiate e subito rimosse.

I Corgi, invece, impietosiscono, smuovono i sentimenti, eccitano le emozioni.

Anni fa ho letto una riflessione storica intitolata ‘Il mondo alla rovescia’: si riferiva ad un carnevale medievale in cui i villani hanno tentato di prendere il posto dei signori che, però, hanno reagito duramente. Si può immaginare com’è andata a finire.

Bene.

Il fatto che la politica invece che come servizio venga interpretata e gestita come puro e semplice potere e, l’altro fatto relativo all’indifferenza che accordiamo ai nostri simili che fa il paio con l’attenzione morbosa dedicata ai Corgi, questi fatti non ci descrivono un ‘mondo alla rovescia’?

Che, evidentemente, non era una prerogativa del solo Medio Evo.

LA GRANDE PARATA (22-09-2022)

Ebbene sì, lo confesso, sono tra i 4 miliardi di persone che hanno seguito il funerale di Elisabetta.

Non in maniera continuata, certo, di tanto in tanto, perché uno deve anche vivere: a sufficienza, comunque, per farmene un’idea.

Che cos’hanno dimostrato?

*) La volontà, proterva, delle maestranze inglesi di porsi al centro del mondo. Non ci sono più, ma vogliono far vedere che è come se ci fossero.

*) Da tempo ormai il bastone del comando è passato agli USA, l’altra costola del mondo anglosassone ma gli inglesi ci tengono a far sapere che in quel carro ci sono anche loro.

*) La regina ha vissuto 96 anni e ha regnato per 70: che si vuole di più dalla vita? Non le bastava quanto ha avuto, quanto si è tenuta stretto con le unghie e con i denti, fino all’ultimo respiro? Doveva per forza avere anche un tributo straordinario da parte del mondo intero?

*) Che poi, a ben vedere, che cosa ha fatto di così decisivo per l’umanità? Nel suo Paese si è limitata a tagliare nastri, a presenziare e a viaggiare da un castello all’altro: dato che non ha alcun potere reale. Nel resto del mondo ha portato in giro la sua minuta figura, ha mostrato i suoi stravaganti cappelli e ha abbacinato i guardoni con i colori sgargianti dei suoi vestiti. Meritava per questo l’omaggio del mondo intero?

*) A dire il vero, poi, non ce l’ho tanto con lei che sì si sarà preparata quel funerale in pompa magna che ha avuto ma che, una volta morta, avrebbe anche potuto non averlo. E nemmeno, propriamente, ce l’ho con gli inglesi: loro fanno il loro mestiere, che sanno fare alla grande. Ce l’ho con i nostri media, con le televisioni in particolare che hanno riservato all’evento un’attenzione e un tempo assolutamente spropositati. Per non parlare dei commenti dei giornalisti, tutti in ginocchio con la lacrima in bella evidenza, prostrati davanti ad un trono non loro.

*) Ce l’ho con i nostri politici che hanno permesso e forse incoraggiato uno spettacolo tanto eccessivo. Anzi, non sarà parso loro vero di poter sfruttare, nell’imminenza delle votazioni, uno specchietto per le allodole tanto fuorviante. Così funzionale a fa dimenticare i problemi e i pesantissimi macigni che incombono sulle nostre teste.

In conclusione: Elisabetta ha fatto fino in fondo il suo mestiere. Anche da morta.

Gli inglesi, pure male in arnese come noi, cercano di tener viva nel mondo l’immagine che si erano costruiti a partire dall’800. Un po’ come quei ricchi o quei nobili decaduti che si ostinano ad indossare gli abiti del tempo dell’agiatezza ( una parte che il nostro Vittorio De Sica ha magistralmente recitato in numerosi suoi film ).

Il tutto potrà risultare fastidioso per noi ma nessuno può impedire loro di provarci.

Mi ha disgustato quell’eccesso, quella ridondanza, quella gravità finta e ‘costruita’ che sa tanto di cerimonia religiosa. Per un evento che religioso non è, per un’adunata folkloristica assolutamente mondana, per quell’esibizione sfrontata di un potere che non c’è più.

E’ mia profonda convinzione che gli esseri umani sono tutti uguali: tutti meritano lo stesso rispetto, la medesima considerazione. Non tollero che uno sia innalzato alle vette dell’ammirazione mondiale mentre altri vengono calpestati come sgradevole feccia.

Devono, se mai, essere onorati coloro che si spendono per gli altri, che dedicano la loro esistenza per aumentare il benessere generale. Soprattutto quelle persone che si battono perché anche gli ‘ultimi’ possano vedere un raggio di luce.

Tutto il resto è propaganda, magari grandiosa ma sempre e solo sponsorizzazione di sé stessi.

(E poi, che cos’è il funerale di una regina rispetto all’incombente pericolo di una guerra nucleare? Una ‘danza’ macabra, degna del più profondo Medio Evo).

PNRR .. NNRR .. RRNN … (16/09/2022)

È di questa mattina la notizia, sono di questa mattina le immagini, la solita notizia, sempre le solite immagini: nelle Marche sono esondati dei torrenti che hanno trascinato nella loro corsa fango, alberi e detriti vari.

Hanno invaso strade, case e fabbriche accatastando automobili, arrivando fino al primo piano delle abitazioni, provocando morti, feriti e dispersi.

Una novità?

No.

Come ho appena scritto, si tratta, in realtà, della solita storia che periodicamente si ripete.

Le emergenze del nostro Paese sono note, vorrei dire secolari.

Dissesto idrogeologico, incuria del territorio, terremoti e vulcani.

Sempre la solita storia: che è stata ulteriormente ingigantita e aggravata dai mutamenti climatici.

I politici parlano solo di questi ultimi, come se fossero la causa di tutto. E dato che sono arrivati solo da qualche anno si presentano come imponderabili e incontrastabili.

Con buona pace di tutti.

Di fatto le cose non stanno esattamente così: questi cambiamenti si sommano e sovrappongono a storture e dissesti attivi da decenni, se non da secoli. Nessuno ha mai affrontato di petto i gravi problemi del nostro Paese. Che si sono mantenuti intatti nel corso del tempo e, in mancanza di un qualsiasi serio provvedimento, si sono ulteriormente aggravati.

Il clima ha solo messo a nudo ed enfatizzato l’incuria e l’abbandono dei territori.

I politici di che cosa parlano?

Delle centrali nucleari, dei rigassificatori, del ponte sullo stretto, dei soldi elargiti dalla Russia ai partiti … e, naturalmente, pur in campagna elettorale, hanno accordato uno spazio abnorme alla morte della regina e ai suoi funerali. Tanto per distrarre, per mettere la sordina alle urgenze.

E così, ogni volta che piove viene giù tutto, se si scatena un terremoto crolla tutto, se il sole picchia per mesi brucia tutto.

Adesso si fa un gran parlare di questo PNRR (finalmente un bell’acronimo anche noi, in omaggio all’inveterata moda anglosassone): una ventata di miliardi da investire nel miglioramento delle infrastrutture del nostro Paese.

Qualcuno ha sentito che una parte consistente di questi finanziamenti vengano investiti per incanalare torrenti, costruire invasi, mettere a norma antisismica città e paesi, bonificare boschi, proteggere le spiagge, mettere in sicurezza le montagne?

Non mi pare.

Sembra ormai evidente che quei soldi verranno distribuiti a pioggia, un po’ qua e un po’ là, per tappare un buco o abbellire un set. Oltre al rivolo non indifferente che si perderà nelle maglie della burocrazia o, peggio, finirà in tasche private.

Alla fine dei ritocchini e dei restyling?

Il grosso delle emergenze resterà intatto al suo posto, in attesa della prima inevitabile calamità.

Continueremo come sempre a confidare nello stellone che a volte ci ha protetti altre volte ci ha voltato le spalle. Com’è inevitabile che sia.

I politici?

Torneranno ad imprecare contro la sorte avversa, a prendersela con il ‘Tempo’ e con il pianeta: solleveranno polveroni per nascondere le loro responsabilità.

Il PNRR?

Un monumento ingombrante da abbattere al più presto come le statue di Lenin o di Stalin nell’ex URSS e, comunque, da seppellire nel dimenticatoio.

E poi tutto come prima, come sempre.

E avanti con il circo mediatico delle imprecazioni e delle lamentazioni: per ispirare compassione e solidarietà.

Che, però, suscitano anche pena e rabbia.

(Senza contare che questo ‘colpevole’ sfacelo danneggia enormemente il turismo, l’unica vera industria nazionale).

POSSIBILE ? + NON CAPISCO … (15/09/2022)

*)

Ho seguito il programma di Riccardo Iacona sulla crisi energetica e su come viene affrontata da vari Paesi europei.

Il programma si è interessato soprattutto del Portogallo.

Questo Paese, che si affaccia sull’Atlantico ed è ricco di sole e di vento, è all’avanguardia per quanto riguarda la produzione di energie ‘verdi’ e rinnovabili.

Sfruttando l’oceano, il sole e il vento in pochi anni produrrà più dell’80 % dell’energia di cui ha bisogno.

Ma poi ho sentito che la Croazia avanza sempre di più dentro l’Adriatico per attingere alle riserve di gas dei fondali marini

E l’Algeria, per gli stessi motivi si avvicina sempre di più alla Sardegna.

Per non parlare poi dei miracoli che stanno compiendo la Germania e la Danimarca, tanto per citare solo 2 Paesi.

E noi?

Stiamo a guardare.

Indietro su tutto.

E allora mi chiedo: possibile?

Cosa fanno i nostri politici oltre a battagliarsi in maniera indecorosa per conquistare i seggi al Parlamento?

Com’è possibile che abbiamo una classe politica così impreparata, così incapace, così poco sollecita nel tutelare il benessere del popolo, così incline alla verbosità, a triturare il nulla dentro il pestello del proprio personalissimo tornaconto?

Ahinoi, evidentemente è possibile.

*)

Chiedo scusa ma non capisco le interminabili onoranze funebri tributate alla regina Elisabetta.

Non capisco le maree di persone che sostano lungo i percorsi per omaggiarla né quelle che fanno file chilometriche per poter accedere nei dintorni della sua bara.

Capisco che i suoi parenti più stretti ingigantiscano il tributo: serve loro per conservare e aumentare il prestigio della monarchia. L’Istituzione che, in un mondo che se la passa decisamente male, permette loro di condurre un’esistenza da sogno.

Non capisco i milioni di inglesi (perfino gli scozzesi, pensa te!) che portano fiori e piangono addirittura: persone che non ce la fanno più a tirare avanti e per le quali la carretta della vita si fa sempre più pesante.

Tutti in fila per omaggiare una quasi centenaria signora che ha condotto un’esistenza più che dorata, alla faccia delle loro difficoltà e ristrettezze.

Posso capire che, tra gli umani, ci siano persone che acquisiscono, rispetto alla massa, dei meriti particolari: penso a Gino Strada, per esempio o a madre Teresa di Calcutta.

Persone che hanno speso la loro vita a favore degli altri, in particolare dei più disgraziati e bisognosi.

Ma un sovrano, che è sempre stato venerato da tutti quelli che l’hanno circondato, che ha trascorso la sua esistenza in abitazioni da favola, che non ha mai saputo che cosa vuol dire vivere un’esistenza ‘normale’, perché una tale persona deve essere ossequiata in maniera tanto appariscente anche dopo la morte?

Non lo capisco.

Meno ancora capisco i nostri media, televisioni in testa, che dedicano a quegli eventi un’enfasi e uno spazio – tempo inusitati.

Capisco che sia funzionale alla campagna elettorale in corso: induce gli elettori ad interessarsi a questioni di nessun conto e a non concentrarsi sulle reali emergenze.

Serve ai politici per ‘svicolare’ dai problemi e per non assumere impegni precisi sulle questioni più scottanti.

Elisabetta è stata una governante che poteva anche essere accompagnata nell’ultimo viaggio in maniera molto più rapida, semplice e sobria.

Senza essere ‘usata’ per altri scopi: come stanno facendo i suoi successori e molti altri potenti in giro per il mondo.

Capisco i ‘manovratori’ insomma, non capisco il popolo ‘manovrato’ che si presta al ‘gioco’.

11 SETTEMBRE … (11/09/2022)

Per non dimenticare.

Tutti ricordiamo l’11 settembre 2001 quando gli aerei dei terroristi si abbatterono sulle torri gemelle di New York e sugli edifici del Pentagono uccidendo quasi 3000 persone e ferendone molte di più.

Il fatto suscitò in tutto il mondo un’emozione fortissima e costituì lo spunto per una nuova e più energica aggressività americana.

Quell’attacco sfidò tutte le leggi dell’ordinaria prevedibilità: era qualcosa di impossibile.

Che però si è realizzato.

Dimostrò che nemmeno la più grande potenza mondiale, l’unica super potenza rimasta, poteva ritenersi al sicuro.

L’odio suscitato dal suo incontrastato dominio un po’ in tutto il mondo si era rivelato più forte del suo enorme potenziale bellico.

Mi dovete permettere, tuttavia, di ricordare un altro ‘11 settembre’, di 28 anni prima: 1973.

Quella mattina le truppe comandate dal generale golpista Pinochet, sostenuto dagli USA, a Santiago del Cile, assaltarono il palazzo presidenziale de La Moneda e uccisero il presidente Salvador Allende che era stato democraticamente eletto.

I più giovani non possono rappresentarselo, altri che non hanno vissuto quella stagione con un forte coinvolgimento emotivo non ricordano ma io che c’ero e che avevo partecipato alle tante manifestazioni che venivano organizzate per la libertà del Vietnam e a sostegno dell’azione governativa di Unidad Popular, io come tanti altri abbiamo subito uno choc epocale.

Il drammatico evento rappresentò la fine di un’epoca.

Una sorta di pietra tombale fatta calare con virulenza non solo sulle aspettative del Cile ma anche sulle speranze di cambiamento delle giovani generazioni sparse un po’ in tutto il mondo.

Quindi per me ‘11 settembre’ ha una doppia valenza, non ha un significato univoco.

Gli aerei dei terroristi che hanno abbattuto le torri gemelle hanno vendicato, 28 anni dopo, i minacciosi aerei che, su istruzione degli USA, hanno bombardato il palazzo presidenziale di Allende?

È una lettura possibile, che è stata fatta ma che mi sembra improponibile: se non altro per rispetto delle migliaia di persone che, ignare, hanno perso la vita nell’ecatombe newyorchese.

E tuttavia mi rendo conto che, magari Carducci, avrebbe parlato di nemesi storica.

A me piace non confondere le cose, tenere separati gli avvenimenti valutando ognuno per quella che è la sua portata nel momento in cui si presenta.

Non credo che la Storia sia guidata da un qualche burattinaio extra umano che tira le fila.

La storia la fanno gli uomini, con il loro carico di aggressività e cattiveria che non ha bisogno di apporti passati ma che vive e si fa bastare le contingenze del momento.

Anche se è innegabile che noi, considerando la Storia, ricaviamo l’impressione che, in effetti, chi colpisce e massacra prima o poi paga il conto.

È veramente così?

C’è qualcuno o qualcosa che si adopera affinché le cose vadano proprio in quel modo?

Non lo credo.

Anche se accade.

Per concludere: mi premeva ricordare che ’11 settembre’ non è solo le torri gemelle ma è anche il palazzo de La Moneda.

ELISABETTA regina (09-09-2022)

Ieri ho scritto un post (PD + Elisabetta -vario-) nel quale ho usato delle espressioni poco carine nei confronti della regina che risultava malata ma la cui morte è stata annunciata dopo la pubblicazione della mia riflessione.

Le frasi dedicate a Elisabetta possono sembrare irriverenti e, considerata la morte, anche inopportune.

A questo proposito vorrei precisare:

*) I re e le regine (tutti) + tutti i cosiddetti ‘nobili’, non mi sono mai stati simpatici. Non nutro alcuna deferenza nei loro confronti e non ho mai capito l’ammirazione e la devozione manifestate da larghi strati di popolazione.

*) Per me gli esseri umani sono tutti uguali, quanto a dignità e a prerogative. Non esistono nobili nel mio Famedio, ma solo persone che si sono distinte nel procurare il maggior benessere possibile per l’intera umanità.

*) I re e i nobili appartengono a casate che nel corso dei secoli si sono imposte con ogni mezzo sul resto della popolazione cui hanno progressivamente sottratto privilegi, garanzie e beni materiali. Un patrimonio che poi hanno sempre difeso con le unghie e con i denti. Tutto ciò che posseggono andrebbe restituito al popolo che ne è il vero e autentico proprietario. D’altra parte è quel che succede quando viene abbattuta una monarchia: le sue proprietà, i palazzi, i castelli vengono confiscati e rimessi nelle mani del popolo e delle nuove istituzioni. È successo in Francia, in Italia e quasi dappertutto. Succederà la stessa cosa anche in Inghilterra.

*) In particolare, poi, la monarchia inglese mi è sempre stata oltremodo antipatica a causa dello spazio e del peso specifico che i nostri media le hanno sempre concesso. Non potrò mai dimenticare i servizi ridondanti, elogiativi e smaccatamente schierati dei vari Paternostro e Caprarica, tanto per fare solo qualche nome. Ogni volta mi chiedevo: cosa c’entriamo noi con la monarchia inglese? Che senso hanno quell’enfasi e quell’incenso irrorato in modo tanto acritico? Fossimo inglesi, potrei forse capirlo, ma noi italiani che cosa abbiamo a che fare?

*) Posso ammirare un Gino Strada, Madre Teresa di Calcutta che con tutti i loro difetti hanno impegnato la vita a favore dei più disgraziati, delle persone sofferenti. Ma che senso ha che io lodi, ammiri e incensi delle persone che dalla vita hanno avuto tutto e di più, che conducono un’esistenza da nababbi, che, in un mondo segnato dalla sofferenza, dalle malattie e dalla miseria, vivono dentro una bolla intoccabile piena di ogni ben di Dio, ammantati di privilegi che le persone comuni non riescono nemmeno a concepire?

In conclusione: è chiaro che non ce l’ho con Elisabetta in particolare ed è anche evidente che, di fronte alla morte, le mie contumelie imboccano altre direzioni.

Semplicemente credo che tutte le persone, al di là dei titoli, delle prerogative e degli averi personali in vario modo accumulati, hanno la stessa dignità e lo stesso diritto ad un’esistenza decorosa.

Non mi piace il sistema che permette ad alcuni di accumulare ricchezze stratosferiche lasciando gli altri nell’indigenza e nella sofferenza.

Sono convinto che in quel sistema c’è qualcosa di sbagliato e di profondamente ingiusto, delle leggi che permettono a chi è più forte e astuto di sottrarre ricchezza alla massa meno attenta e vigile.

Sull’origine della proprietà privata sono completamente d’accordo con Rousseau: l’eccesso di ricchezza andrebbe restituito a favore di chi ne è stato spogliato.

Non sono contrario alla proprietà privata in quanto tale, non tollero i suoi eccessi.

Tornando a Elisabetta e per mettere punto: non dico che non sia stata una buona governante, critico solamente la sua hybris, che si è manifestata nel suo smodato attaccamento alla carica e al potere.

In quanto nobile, poi, rientra nelle osservazioni generali che ho appena illustrato: non esistono nobili, nel mio modo di vedere, esistono solo persone che hanno diritto ad alimentarsi, a curarsi delle malattie, a ridurre le loro sofferenze e a vivere, tenendo conto del contesto sociale, al massimo delle loro possibilità.

I nobili hanno rastrellato tutto ciò che posseggono ricorrendo all’uso della forza, con la prepotenza e la prevaricazione.

Se fossero veramente nobili d’animo dovrebbero restituire alla comunità di appartenenza, tutto ciò che il loro casato ha indebitamente sottratto nel corso dei secoli, mettendosi poi a condurre l’esistenza di tutti.

Pace all’anima di Elisabetta, pace all’anima di tutti quelli che ci lasciano, pace soprattutto per coloro che hanno condotto una vita di stenti e di sofferenze.

Davvero questi ultimi avrebbero bisogno di essere in qualche modo gratificati con una nuova vita felice dopo la morte.

Un pio desiderio?

Hoc est in votis: amen.

PD + ELISABETTA -vario- (08/09/2022)

PD

Caro PD, stai andando male e un po’ mi dispiace.

Tutti i ‘sinistri’ scendono dal tuo carro, tutti scappano.

Lo sai perché?

Semplice: non sei più di sinistra.

Sei il primo partito tra chi percepisce 5000 euro al mese.

E’ chiaro che il popolo di sinistra, che ancora esiste, non ti vota più.

D’altra parte la gente di Centro non si fida.

Sei diventato una specie di Democrazia Cristiana ma non si capisce ancora da che parte penderai.

Potresti diventare qualcosa di sgradito, una specie di partito socialdemocratico dei bei tempi andati.

Inservibile, almeno oggi.

La destra non ti vota, è chiaro.

Crede ancora che tu sia di sinistra, così ti presenta al suo elettorato.

Va sul sicuro e voterà i suoi cavalli.

Lasciare la strada vecchia per la nuova si sa quello che si lascia ma non si sa quello che si trova.

Non lo conoscevi il proverbio?

Non sei né carne né pesce: che cosa sei diventato?

A me sembri diventato il partito degli Americani, il fedele interprete della politica di Joe Biden.

Il Partito della sinistra … è possibile?

Mi piange il cuore al pensiero che la sinistra politica italiana sia finita in questo modo.

Che Enrico Letta possa essere considerato il successore di Enrico Berlinguer.

No, non si riesce proprio a pensarlo.

Vincerà la Meloni e forse per te sarà un bene.

Si troverà molte fastidiose gatte da pelare, misure impopolari da prendere.

Forse la sinistra riuscirà a ritrovare sé stessa, a rinascere dalle sue ceneri.

Dovrà liberarsi di molti degli attuali leader, a cominciare dal segretario: non so nemmeno se l’antica sinistra democristiana, quella dei Marcora e dei Donat Cattin, li avrebbe riconosciuti come sodali.

Forse è tempo che la sinistra cominci la sua traversata del deserto: per rinnovarsi e riscoprire i valori fondanti.

Il governo – Meloni è l’occasione giusta.

ELISABETTA di INGHILTERRA

Chi mi segue sa quanto io sia ostile nei confronti della monarchia inglese.

Non ho mai capito l’insistenza con cui i nostri media seguono le sue vicende. (Non ho mai sopportato i servizi al rosolio dei vari Paternostro e Caprarica).

Che cosa ha a che fare con noi la casa regnante inglese?

Che cosa ha da dirci un’istituzione fuori dal tempo, ininfluente e insignificante per l’intera umanità, importante forse per qualche migliaio di inglesi?

Dobbiamo omaggiare questa regina per i suoi record?

Per aver surclassato, quanto ad anni di regno, la regina Vittoria?

Dobbiamo sostenerla perché adesso vuole superare in longevità anche sua madre, morta a quasi 102 anni?

Non ho mai conosciuto una persona così ostinatamente e pervicacemente attaccata al potere come Elisabetta.

Che cosa vuole dimostrare?

Di essere immortale?

Non le auguro del male, soprattutto in questo momento in cui pare sia parecchio in difficoltà.

Spero solo che prima di morire scopra in sé stessa l’umiltà di fare un passo indietro, di farsi da parte.

Gioverebbe alla sua immagine.

Ma come? Viviamo in un’era in cui anche i papi si dimettono e lei no?

Si faccia da parte, signora regina, l’umanità non andrà in malora per questo.

Ha ben altro di cui occuparsi.

Di cui preoccuparsi.

GUERRA ATOMICA (04-09-2022)

Non mi sembra più soltanto uno spauracchio.

Non è nemmeno più soltanto un’ipotesi: perché è stata evocata.

Come si arriva alla guerra atomica?

Non ci si arriva di colpo, all’improvviso.

Nessuno si alza la mattina e di punto in bianco dice: ‘oggi scateno la guerra atomica’.

No, ci si arriva per gradi, un po’ alla volta, durante o al culmine di una guerra di un altro tipo.

Una guerra qualsiasi, come quella attuale tra Russia e Ucraina.

Perché la guerra – tutte le guerre – è una china scivolosa nella quale ci si immette per alcuni motivi e con determinati propositi: nessuno dei contendenti, però, può sapere dove finirà quella china, dove porterà quella discesa.

D’altra parte le bombe atomiche sono già state sganciate, non una ma due: com’è noto le hanno ‘calate’ gli USA nelle due arcinote città giapponesi.

Era proprio necessario ricorrere alla bomba atomica?

Non ne bastava una?

L’argomento è in parte tabù e in parte divide ancora storici, studiosi e gente comune.

Forse la seconda guerra mondiale sarebbe finita ugualmente, forse si trattava solo di aspettare un altro po’. Chi può dirlo?

Adesso sono state adombrate, non ancora direttamente minacciate ma certamente spinte sul proscenio.

Non so se gli USA, magari attraverso l’Inghilterra, vogliono provocare la Russia al punto da ‘costringerla’ a ricorrere alle armi atomiche (che adesso chiamano ‘tattiche’, per attenuarne l’impatto nell’immaginario collettivo): così da spartire con qualcun altro l’enorme responsabilità storica di averlo fatto.

Non so nemmeno se la Russia, ‘costretta’ alla canna del gas (sic!) darà il via a quello che, per l’Europa almeno, potrebbe diventare una specie di mortale giudizio di Dio.

Non so ma temo: perché mi pare che stia ormai prevalendo la follia.

Nell’uno e nell’altro campo.

Il fatto che si parli tranquillamente di armi atomiche mi pare già qualcosa di inaccettabile.

La cosa mi spaventa ancor di più considerando l’atmosfera’ che respiriamo in questo periodo storico: nessuno protesta più, nessuno grida contro l’enormità delle ipotesi che vengono messe sul tavolo, nessuno si muove.

Si manifesta (in pochi e spesso anche in forme violente) per i motivi più disparati (il caro bollette, i diritti lgbt, il diritto a non vaccinarsi, il caro libri scolastici, la carenza di personale sanitario …): ma contro questa eventualità, che dovrebbe vedere i popoli riempire le strade e le piazze, non si muove nessuno.

Questo fa veramente paura.

Nell’ecatombe atomica, come ho detto, si scende piano piano, un po’ alla volta, ogni giorno sempre più giù.

E stiamo scendendo.

Forse siamo addirittura a buon punto.

E non facciamo niente?

Forse non tutti sanno che in Italia sono stivati un bel numero di ordigni nucleari (90, pare): parte in provincia di Pordenone, parte in provincia di Brescia.

Questi depositi sono custoditi e controllati da militari USA: vuol dire che noi italiani non vi abbiamo accesso e, naturalmente, non abbiamo alcuna voce in capitolo nella loro eventuale utilizzazione.

Non so immaginare che cosa potrebbe succedere se un ordigno atomico centrasse uno di quei siti (la cui dislocazione sarà sicuramente nota ai russi).

Potrebbe, per esempio, andare per aria mezza Italia.

E noi non diciamo niente?

Non facciamo niente?

Dormiamo sonni tranquilli?

Che ce li teniamo a fare tutte quelle bombe atomiche, di cui non possiamo in alcun modo disporre?

Lascio stare l’amerikano Mario Draghi, per tanti motivi legato a doppio filo agli USA (per non parlare del povero Di Maio che non sa più chi incensare pur di rimanere a galla) ma Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica, non ha nulla da dire in merito?

Non è lui il difensore primo e massimo del popolo e del territorio italiano?

La sudditanza verso gli USA gli annebbia a tal punto la vista da non vedere l’estremo pericolo che ci minaccia?

Per concludere: spero si tratti di un mio eccesso di premonizione ma gli elementi già in gioco non mi sembrano così aleatori.

Le generazioni future diranno: ma come hanno fatto a non capire, com’è stato possibile che non abbiano fatto proprio niente’ ? Né il popolo né le autorità preposte?

E’ proprio così: qualcuno ha capito ma nessuno muove un dito.

D’altronde è già successo.

Pare che per la nostra specie le cose debbano andare sempre in questo modo.

QUELLO CHE NON SAI (02-09-2022)

Quello che non sai, nella vita, è quello che imparerai dopo.

Quando magari è troppo tardi.

O è diventato inutile apprenderlo.

A dire il vero le generazioni più ‘anziane’ lo sanno già, quello che succederà dopo ma in parte non lo sanno comunicare, in altra parte le nuove generazioni non lo sanno apprendere.

Non lo vogliono apprendere.

Salvo, appunto, sperimentarlo dopo.

Per il proprio profitto. O a proprie spese.

Ci crediamo tanto bravi nell’apprendimento, addirittura superiori a tutti gli altri animali e invece, sotto questo profilo, siamo inferiori a molti.

Prendiamo gli elefanti: vivono in branchi guidati dalle matriarche che assommano in sé tutte le conoscenze delle generazioni passate.

Come mai, alla loro morte, subentra subito un altro membro del gruppo che agisce come le sagge matriarche precedenti?

Perché, quando erano guidate, imparavano, apprendevano, immagazzinavano conoscenze, diventando così pronte a ‘spenderle’ alla prima occasione.

Qualcosa di simile si potrebbe dire anche dei branchi di lupi o delle famiglie allargate delle orche.

Ci sono animali che, per natura, non possono avvalersi delle conoscenze di un branco: perché crescono isolati e vivono ognuno per proprio conto.

È il caso dei leopardi, per esempio, ma anche dei gatti domestici.

In compenso questi animali hanno una capacità di apprendimento velocissima, che noi non riusciamo nemmeno ad immaginare.

Tutto della loro vita, fin da quando cominciano ad aprire gli occhi, costituisce apprendimento, tutto viene memorizzato molto in fretta, riutilizzato e messo alla prova in esperienze significative.

Noi vantiamo come un pregio il nostro lento incedere nell’apprendimento: lo consideriamo una garanzia di successo nella preparazione alla vita.

I manuali di psicologia dedicano capitoli interi alla neotenia, quasi fosse l’arma segreta che ci distingue e ci rende superiori a tutti gli altri animali.

E invece, pur vivendo in società, non facciamo tesoro delle esperienze ‘sperimentate’ dai nostri simili; viviamo in comunità con la stessa predisposizione dei leopardi o dei gatti, senza tuttavia possedere le loro abilità.

In realtà la gradualità dell’apprendimento nell’essere umano si qualifica in molti casi come pura e semplice lentezza, senza alcun significativo vantaggio.

Questa sostanziale vacuità, sembra un portato della modernità, del progresso.

Nelle comunità dei nativi americani, i cosiddetti indiani, gli anziani ricoprivano un ruolo importante per la vita della tribù: i loro consigli erano tenuti in grande considerazione e tutti sentivano che il destino del gruppo dipendeva dalla loro saggezza.

Qualcosa di simile accade nelle aggregazioni amazzoniche o nei gruppi umani che ancora vivono ‘sepolti’ nella foresta equatoriale africana.

Noi ci siamo evoluti: abbiamo creato interminabili percorsi educativi che, spesso, non sembrano lasciare traccia nell’animo delle giovani generazioni.

Di fatto, più o meno consapevolmente, abbiamo appaltato il compito formativo prima alla televisione, poi ai computer e a Internet, ultimamente ai cellulari.

I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti. Sono quelli che con molto acume aveva anticipato Karl Raimund Popper.

A proposito dell’invenzione della televisione, nel 1994 ebbe a dire: ‘una di queste grandi invenzioni è stata la televisione che è davvero diventata un grande orrore, anche se avrebbe potuto essere una benedizione’.

Il problema, allora, non sta tanto in ciò che noi non sappiamo (in questo senso il titolo di questa riflessione è fuorviante) ma in ciò che è stato sperimentato più volte dalle generazioni che ci hanno preceduto ma che noi non assimiliamo.

Di cui non riusciamo a far tesoro.

(Prendiamo la guerra, per esempio: sappiamo perché scoppia, conosciamo le distruzioni e i massacri, gli orrori e le sofferenze. Conosciamo tutto, delle guerre. Proprio tutto. Eppure continuiamo farle.)

Per essere onesti dobbiamo riconoscere che questa tragica incoscienza non è una caratteristica solo nostra, delle ultime generazioni intendo dire, ma sembra essere proprio una ‘qualità’ dell’essere umano in quanto tale. Almeno di tutti gli esseri umani che sono esistiti finora.

Il che se da un lato ci solleva un po’ dalla colpa, dall’altro risulta ancora più preoccupante.

Si può cambiare?

Si potrà mai essere diversi?

Magari finalmente ‘migliori’?

Non so.

È un auspicio.

Speriamo diventi qualcosa di più.

SARAMAGO – RAZIONALITÀ (31-08-2022)

Ho trovato molto interessante questa riflessione sulla razionalità di Josè Saramago.

Giunto ora a questi giorni, i miei e quelli del mondo, mi vedo davanti a due possibilità: o la ragione, nell’uomo, non fa che dormire e generare mostri, oppure l’uomo, essendo indubbiamente un animale tra gli animali, è, altrettanto indubbiamente, il più irrazionale di tutti loro.

Comincio a propendere sempre più per la seconda ipotesi, non perché io sia morbosamente incline a filosofie pessimiste, ma perché lo spettacolo del mondo è, nella mia debole opinione, e da tutti i punti di vista, una dimostrazione esplicita ed evidente di quella che io chiamo l’irrazionalità umana. Vediamo l’abisso, è proprio lì davanti ai nostri occhi, eppure avanziamo verso di esso come una folla di lemming suicida, con la fondamentale differenza che, strada facendo, ci intratteniamo a trucidarci gli uni con gli altri.’

(‘Quaderni di Lanzarote’, Feltrinelli, novembre 2017, pagg 17-18)

Saramago è un autore che leggo sempre volentieri: per i contenuti e per come scrive.

Mi permetto di suggerire due suoi testi: ‘Il Vangelo secondo Gesù Cristo’ (Bompiani 1993); ‘Cecità’ (Einaudi 1996).

*) La pubblicazione del ‘Vangelo …’ suscitò in Portogallo una tale ondata di polemiche da indurre Saramago a trasferirsi nelle Canarie, a Lanzarote, dove poi morì.

*) Nel 1997 Dario Fo vinse il premio Nobel per la letteratura. Tra i ‘concorrenti’ c’era anche Saramago che, sotto il profilo strettamente letterario, certamente lo sovrastava.

Dario Fo ne era perfettamente consapevole tanto che, dopo l’assegnazione, fece a casa di Saramago la seguente telefonata: ‘Sono un ladro, ti ho rubato il premio. Un giorno toccherà a te. Ti abbraccio’.

Saramago in effetti vinse il Nobel nel 1998, l’anno successivo.