FAMIGLIA DEL BOSCO

( * vedi nota in fondo)

E’ chiaro che non conosco la situazione nei minimi particolari: so quello che hanno raccontato i media. Più o meno.

Quindi non intendo esprimere giudizi o schierarmi.

Solo qualche osservazione.

Mi pare che nei confronti di questa famiglia c’è stato ed è in atto un accanimento senza precedenti.

In nome di che cosa?

Di un ‘dover essere’ che, tuttavia, è disatteso in modo clamoroso in altre innumerevoli situazioni di fatto.

A volte i giudici diventano implacabili soprattutto con i più deboli, con chi è sprovveduto e non ha santi in paradiso.

Quanti bambini a Napoli, a Bari, a Palermo o anche nelle periferie di Milano o di Roma vivono completamente trascurati dai loro genitori, senza istruzione e contesto educativo?

Sono certamente migliaia, lo sappiamo tutti.

Vogliamo parlare dei bambini che vivono nei campi Rom?

Che molto spesso, per sopravvivere e per mantenere la famiglia, sono mandati non a scuola ma sulle metropolitane o nelle vie dello shopping a depredare viaggiatori e turisti.

Per tutti questi nessuno muove un dito. Nemmeno un giudice.

I figli di questi amanti dei boschi hanno avuto la sfortuna di incappare in qualche giudice ‘integerrimo’, evidentemente ignaro di tutto quanto gli succede intorno, di ciò che capita a tanti altri bambini del suo Paese e quindi deciso a far valere le norme ‘giuste’, i comportamenti ‘corretti’.

E tutti quei bambini che oltre a non andare a scuola sono costretti a mendicare, a rubare e magari anche a prostituirsi?

Bambini che vivono non in Africa ma nel nostro Paese, nelle nostre città, sotto i nostri occhi, nei luoghi e nei mezzi pubblici che noi frequentiamo.

Forse quei bambini del bosco stavano crescendo bene, amati e curati dai genitori; evidenzieranno delle carenze cognitive, un bagaglio di conoscenze scolastiche del tutto vuoto … ma forse sono felici, tranquilli, amati e coccolati dai loro genitori.

Quanti bambini, in Italia, vivono in famiglie distrutte, dove regnano l’odio e l’acredine: vanno a scuola, imparano a leggere e a scrivere ma crescono devastati sul piano emotivo.

Non c’è nessun giudice che intervenga a proteggerli, a toglierli ai loro genitori per consegnarli ad un ambiente più sereno, almeno vivibile.

Mi piacerebbe conoscere i figli o i nipoti di quei giudici che stanno tormentando questa famiglia o magari i figli dei loro vicini, valutarne l’aspetto emotivo e vedere se è veramente tutto a posto, se ciò che è stato fatto contro la famiglia del bosco era veramente necessario o se forse si sarebbero dovuti dimostrare più comprensione, più tatto, più maturità e meno intransigenza.

Insomma non mi piace il protagonismo dei giudici soprattutto quando si impancano a censori integerrimi degli altrui comportamenti.

Sono convinto che si poteva intervenire in quella situazione con molto maggior tatto, con più discrezione; senza dividere, separare, allontanare.

Quali conseguenze determineranno in quei bambini l’allontanamento dai genitori e tutte le pratiche messe in atto dai magistrati?

Se lo sono chiesto?

L’hanno valutato?

Sono tranquilli, sicuri di aver agito per il meglio?

Per quanto mi riguarda credo che abbiano abusato del loro potere, non siano stati capaci di resistere alla smania di protagonismo, abbiano provocato nei genitori e più ancora nei bambini un danno psicologico molto grave. Spero non irreparabile.

Mi meraviglio che il Presidente della Repubblica, così sollecito nell’intervenire in tante occasioni, non abbia avuto, in questo frangente, nulla da dire.

Hanno questi fatti qualcosa a che vedere con il prossimo referendum sulla giustizia?

NOTA

Oggi, 25 dicembre, giorno di Natale, i giudici hanno impedito al padre di restare a pranzo con i figli.

Come la chiameremo questa decisione?

Un eccesso?

Mania di protagonismo?

Crudeltà gratuita?

Non capisco perché nessuno interviene contro le decisioni di questi magistrati che stanno letteralmente terremotando una famiglia che ha avuto il solo torto di voler vivere tranquilla.

Davvero un giudice può tutto? Impunemente?