Nella primavera del 2026 saremo chiamati a votare un referendum concernente l’amministrazione della giustizia.
Francamente non credo di aver assunto tutte le informazioni necessarie per esprimere un voto veramente consapevole.
Penso di trovarmi nella stessa situazione in cui ‘naviga’ la maggioranza degli italiani.
Qualcosa forse l’ho capito.
I sostenitori del SI’ vogliono che venga approvata la ‘riforma’ elaborata dal centro destra e dal ministro Nordio.
Credo di aver capito che attraverso questa ‘riforma’ si vuole limitare lo strapotere della magistratura: ‘tagliare le unghie’ ai magistrati che, in Italia, negli ultimi decenni hanno fatto il bello e il cattivo tempo.
Coloro che invitano a votare NO, invece, intendono mantenere le cose come stanno; non accettano che alla magistratura sia imposta una qualche limitazione né vogliono che siano introdotti controlli.
Francamente non è agevole orientarsi.
Meno ancora è facile decidere che cosa fare.
Per ciascuno di noi poi, molto dipenderà dai propri rapporti con la magistratura. E con la politica.
Così come stanno le cose adesso, il potere giudiziario sembra essere l’unico capace di controllare il potere politico: combattere, cioè, il malaffare che così spesso coinvolge i rappresentanti politici.
Quindi, indebolirlo, potrebbe essere sentito dai politici di professione come un via libera per tutti gli affari più o meno loschi.
D’altra parte i magistrati si sono spesso comportati come soggetti al di sopra delle leggi, al di sopra della Costituzione: al di sopra di tutto. Ci sono stati magistrati che hanno commesso errori clamorosi (valga per tutti il caso Tortora) e non hanno pagato dazio. Spesso succede che il massimo della pena che viene irrogata ad un magistrato sia il trasferimento di sede. Pena risibile se confrontata con quanto viene comminato ai comuni mortali.
Per quanto mi riguarda penso questo: la magistratura è l’unico potere al di sopra di tutto, l’unico cui è concesso di auto giudicarsi. E’ una specie di potere assoluto sopravvissuto all’interno delle democrazie moderne.
Tutti i poteri dello Stato sono soggetti a dei controlli ad opera di un potere ‘terzo’: tutti, eccetto quello giudiziario. Che può controllare e sanzionare tutti ma non è controllato da nessun altro.
Francamente questa ‘indipendenza’ mi sembra eccessiva.
Io credo che anche i giudici dovrebbero poter essere controllati da qualcun altro, da un potere neutrale: non certo dai politici, ma nemmeno da sé stessi.
Come?
Da chi?
E’ un problema di ingegneria istituzionale che non posso certo essere io a risolvere.
Che però una soluzione la potrebbe avere, se solo lo si volesse veramente.
Riassumendo e concludendo: i giudici, a mio parere, godono di prerogative eccessive che stanno al di fuori e al di là di ogni possibile controllo.
Queste andrebbero in qualche modo limitate e corrette.
I politici non sono le persone più indicate per effettuare questi controlli in quanto troppo sensibili verso gli interessi di parte.
Né, chiaramente, possono essere i magistrati a giudicare sé stessi (come accade adesso).
Quindi?
Non ho una risposta precisa e chiara a favore dell’una o dell’altra scelta.
Ciascuno di noi dovrà valutare se è più urgente contenere e in qualche modo controllare i magistrati (come vogliono i sostenitori del SI) o se è tutto sommato preferibile lasciare le cose come stanno, concedendo quindi alla magistratura una sorta di super potere di controllo sugli altri poteri. E su sé stessa. (Quello che chiedono i sostenitori del NO).
A mio avviso anche il potere giudiziario dovrebbe essere sottoposto a un controllo neutro, ad opera di un potere ‘altro’. Non può essere controllato da sé stesso.
Come dicevo, c’è del lavoro per degli esperti qualificati per quanto possibile indipendenti.
Io, quando sarà il momento, valuterò quale esigenza merita maggiore attenzione.
In questi mesi che rimangono, spero di raccogliere indicazioni più precise e chiare circa la scelta da operare.
(Per finire vorrei osservare che i quesiti dei referendum dovrebbero essere formulati in maniera molto più articolata, chiara e comprensibile.)