Quando si è vecchi?
Quando si raggiunge o si oltrepassa una certa età: 70, 75, 80 ? Fate voi.
Quando si è malati e stanchi della vita.
Quando si cominciano a fare certi discorsi ‘sui ragazzi di oggi’ o sulle nuove abitudini delle masse.
Quando il tempo che passa non va più in avanti, si ferma o, addirittura, comincia a scorrere all’indietro.
O quando non c’è più niente che rallegri il vivere quotidiano ma tutto sembra congiurare contro il proprio tran tran, contro ciò che siamo o, che è lo stesso, ciò che pensiamo di essere.
C’è anche una distinzione fondamentale da fare: essere ritenuti vecchi o sentirsi vecchi.
Si viene ritenuti vecchi in base all’età, al modo di vestire, ai giudizi riguardanti l’andamento del mondo o i fatti di cronaca, al particolare linguaggio usato o alle forme linguistiche nuove non apprese, alla musica ascoltata, ai passatempi preferiti …
Sentirsi vecchi è invece un’altra cosa: non è un fatto generazionale, di età; nemmeno, propriamente, c’entrano la cultura o i gusti personali. E’ invece un certo modo di interpretare la vita e gli eventi, di sentire il proprio posto nella contemporaneità, meglio: di sentirsi fuori posto nel proprio mondo, nella propria epoca, nel proprio segmento sociale. Sentimento accompagnato dal vagheggiamento di una società ideale, diversa, molto simile a qualche modello del passato.
Ho conosciuto anziani con l’animo giovanile: non so da dove attingessero le loro energie psicologiche ma si vedevano. A volte erano persino contagiose.
E ho conosciuto dei giovani già vecchi: non tanto per il modo di vestire o i gusti ma per i discorsi, la mentalità, l’approccio alla quotidianità, i giudizi espressi su eventi o persone.
E tuttavia rimane il fatto che il passare degli anni incide sulle performance fisiche e sulla freschezza mentale.
Ciò che è veramente decisivo è la percezione che uno ha del proprio stato.
Non mi piacciono i vecchi che si comportano come ragazzi e che vogliono far credere di essere più giovani dei giovani.
Né amo i vecchi brontoli, laudatores temporis acti, in guerra con il loro tempo per partito preso, critici ad oltranza anche di ciò che a tutti pare una conquista.
Trovare e vivere l’equilibrio non è impresa facile, anche se necessaria.
Con tutto il rispetto per il passato, e l’attenzione curiosa verso il presente bisogna trovare una strada che salvi il primo e arricchisca il secondo.
Per aprire ad un futuro credibile, accettabile, proficuo per le nuove generazioni.
Più facile a dirsi che …
Spero si possa realizzare in un futuro prossimo visto che la nostra epoca mi sembra del tutto sorda rispetto alla razionalità.
Mi pare di vivere in una sorta di ambiente pneumatico, diviso in comportamenti stagni, in cui ognuno va per la sua strada ignorando l’altro: nei casi migliori.
Non siamo ancora alla guerra tra le diverse età ma circola freddezza e incomprensione.
Arriveremo mai al momento in cui i giovani capiranno che i più anziani sono una risorsa, anche per loro e gli anziani, dal canto loro, sentiranno i giovani come il lievito necessario per conservare e continuare l’umanità?
E’ l’auspicio.