D’ALEMA and BERTINOTTI

Ho letto una lunga intervista a D’Alema.

Descrive il suo casale in Umbria, le sue coltivazioni, il suo vino.

Parla dei suoi viaggi, dei suoi incontri, dei suoi rapporti con i grandi della Terra che ha conosciuto, dei frati di Assisi …

Si mostra attento osservatore degli eventi internazionali, conoscitore dei drammi contemporanei …

Ma … e il comunismo? L’uguaglianza tra tutti gli esseri umani? La cancellazione dei privilegi?

Niente di niente.

Gode tranquillo delle sue rendite, che devono essere notevoli, pensa con grande garbo e signorilità agli affari suoi.

E … il sole dell’avvenire?

Può attendere: occasioni e interpreti migliori.

Intanto chi ha, si gode il suo, gli altri si devono arrangiare.

Il fatto è che tutto quello che ha, l’ha accumulato e costruito sulla retorica del comunismo, sulla vulgata della necessità di garantire a tutti un livello esistenziale almeno sufficiente, sulla profluvie di parole celebranti l’uguaglianza, sulla necessità di abbattere le disuguaglianze e distruggere i privilegi.

Così va il mondo.

Intanto lui fa il il signore in villa, il ricco borghese celebrato e omaggiato dai potenti, mentre chi ha prestato ascolto ai suoi discorsi sgomita e si affanna per non andare a fondo, per riuscire almeno a respirare.

Lunga vita ai D’Alema benpensanti pro domo sua e al diavolo i babbei creduloni (quorum ego).

Lo stesso dicasi di Bertinotti.

Con l’aggravante, per quest’ultimo, di continuare a cianciare di uguaglianza e di lotte operaie

Almeno D’Alema è più onesto: si è costruito una splendida vita di benessere blaterando su operai e diseredati e adesso se la gode, in barba si creduloni rimasti con le pezze al culo.

Bertinotti no: si è costruito allo stesso modo la sua ricchezza, anzi, con una retorica pauperistica anche più spinta, se la gode ma va ancora in giro per le televisioni a predicare il suo verbo ultra rivoluzionario.

Penoso e, insieme, anche miserevole.

Nessuno dei due pensa di restituire almeno in parte al popolo ciò che hanno avuto grazie al suo sostegno: ciò che hanno, lo danno per acquisito. Sicuramente lo attribuiscono tutto alle loro capacità e abilità.

E ritengono normale e giusto godersi il tutto con la propria famiglia ( non quella proletaria, ma quella del sangue).

Così fan tutti.

Comunque, in fondo, preferisco D’Alema perché, almeno, ha gettato la maschera.