L'(IN)CIVILTÀ dei LUPI MANNARI

La nostra civiltà, così come l’hanno strutturata gli anglosassoni, è una giungla in cui predominano le bestie feroci.

Poteva essere una prateria abitata da gentili hobbit, è invece una foresta paludosa percorsa da serpenti, insidiata da caimani.

Quando finalmente la Terra si libererà da questa specie esiziale, la nostra, un gran sospiro di sollievo si leverà da tutti gli altri viventi.

Un po’ quello che deve essere successo quando si estinsero i dinosauri.

Forse con maggiore empito e soddisfazione.

In ogni caso degli anglosassoni (sia nella versione inglese che in quella americana) non sopporto l’arroganza, la protervia, la subdola falsità.

Hanno inchiodato alle loro responsabilità storiche tutti i popoli della Terra: tedeschi, in primis e soprattutto.

Giustamente, si dirà.

Certo.

Quello che non va è la parte mancante. La loro.

Grazie al potere economico e allo strapotere dei mezzi di comunicazione, si sono auto assolti.

Anzi, hanno fatto di più.

Dal banco degli imputati, dove dovevano stare, si sono issati fino alle poltrone dei giudici, si sono assisi e non hanno più abbandonato la toga continuando ad emettere sentenze impietose contro tutto e contro tutti, riservando a sé stessi la licenza di perpetrare i più orrendi misfatti.

Quanti milioni di persone hanno sterminato gli inglesi tra ‘800 e ‘900, quanti popoli hanno sfruttato e angariato e di quante e quali altrui ricchezze si sono impadroniti …

Stesso discorso si potrebbe fare per gli USA, dalla seconda metà del novecento ai giorni nostri.

Milioni di morti ammazzati, incalcolabili ricchezze depredate.

Qualcuno ne parla? Qualcuno ne ha scritto?

Sul banco degli imputati vengono messi sempre e solo gli altri.

Possono essere tedeschi, russi o cinesi: mai anglosassoni.

Certamente la Storia si incaricherà di fare giustizia, arriverà anche per loro il redde rationem: a noi tuttavia, per ora, tocca solo la protervia e il massimo dell’ingiustizia.

Che dire, in conclusione?

Non ci sono popoli barbari e assassini e popoli santi e innocenti: il popolo ebreo, in un certo senso, è l’epitome di tutto questo.

Dall’apparizione dell’essere umano sulla Terra, tutti i popoli che si sono succeduti nell’egemonia, per esercitarla, hanno fatto ricorso alla violenza e allo sterminio.

Egiziani, Assiri, Babilonesi, Ittiti, Persiani, Romani, Mongoli, Arabi, Turchi … tutti, senza eccezione, hanno costruito il loro dominio sopra montagne di morti ammazzati.

Lo stesso discorso si può applicare ai poli meno blasonati, tipo Aztechi, Incas, Maya; alle tribù africane, australiane, indiane …

Dovunque il guardo io giro’ vedo solo una violenza inaudita, montagne di innocenti morti ammazzati.

Il fatto singolare è che non sono sempre gli stessi a sterminare, c’è alternanza, il massacrato di oggi diventa il massacratore di domani.

Fatto che, appunto, induce a pensare che non si tratti di episodi contingenti legati a particolari situazioni ma a caratteristiche ‘genetiche’ della specie.

Gli esseri umani, dunque, sono lupi e agnelli. Sempre e alternativamente.

Più frequentemente i primi, piuttosto che i secondi.

Nemmeno le religioni sono riuscite a creare un argine insormontabile contro la natura ferale degli uomini: anzi, spesso se ne sono lasciate contagiare diventando a loro volta strumenti di morte.

Che cosa si dovrebbe, si potrebbe fare?

Guardarsi apertamente in faccia, senza sotterfugi e prendere atto.

Riconoscere la nostra natura aggressiva e cercare di governarla, di indirizzarla.

Ci vorrebbe un sincero esame di coscienza dell’intera umanità: che nessuno ha mai fatto, che nessuno farà mai.

Forse lo farà l’ultimo essere umano che abiterà la Terra.

Non servirà più a niente e a nessuno.

Se non, appunto, a quell’ultimo ‘naufrago’ per mettersi in pace la coscienza.

Ripetendo ancora una volta l’operazione più inflazionata della sua specie.

(Pessimismo? Non so. Io lo chiamo realismo.)