Il ROMANZO DELL’UMANITÀ

Titolo pretenzioso.

Come si può scrivere il romanzo di una specie che ha prodotto milioni, se non miliardi, di opere ‘creative’ di ogni tipo e dimensione?

A parte i testi scritti, ci sono poi le innumerevoli manifestazioni artistiche che hanno espresso nel tempo il ‘sentire’ dell’umanità.

E le realizzazioni civili? Le città, le strade, i mezzi di trasporto …

La conquista dello spazio, i progressi delle scienze, le imprese sportive …

Per onestà si dovrebbero aggiungere i ‘traguardi’ negativi relativi alle guerre, alle conquiste, ai massacri …

Sintetizzare tutto ciò che l’umanità ha fatto, ciò che è stata, diciamolo, è impossibile.

Si può, forse, rendere con poche parole il senso della sua presenza sulla Terra, tradurre tutta la sua storia in un messaggio da racchiudere in una bottiglia da affidare all’oceano perché lo conservi e lo recapiti alla specie intelligente che verrà dopo di noi.

Poche frasi, quindi, non tanto per condensare tutta la nostra storia passata e nemmeno per anticipare un futuro che nessuno conosce, ammesso ci sia: solo per far capire chi siamo, oggi.

Pare che come specie siamo originari dell’Africa: da lì ci siamo dispersi per tutte le terre emerse, eliminando drasticamente i possibili competitori (Neanderthal, tanto per non fare nomi).

Preistoria, protostoria e storia: mostrano cambiamenti radicali e anche qualche costante. Per lo più inquietante).

Siamo passati dalle caverne alle capanne e da queste alle case e ai palazzi.

Obbedendo al ‘crescete e moltiplicatevi’ siamo evoluti da qualche migliaio di individui agli attuali otto miliardi: e pare che la crescita non abbia ancora raggiunto il suo apice.

Non c’è parte del pianeta che non sia stato raggiunto e ‘colonizzato’ dalla nostra specie.

Non c’è parte del pianeta che non sia stata sfruttata oltre ogni limite.

Ricorderò una sola costante, la più evidente e incontrovertibile: come specie siamo dominati dagli istinti, in particolare da quelli distruttivi che alimentano incessantemente la violenza sia contro individui di altre specie sia, ancor di più, contro i conspecifici.

Abbiamo prodotto anche realizzazioni artistiche sublimi ma, contemporaneamente, non abbiamo mai smesso di ammazzare e ammazzarci.

Non riusciamo a smettere nemmeno nell’epoca contemporanea, quando i marcati cambiamenti climatici dovrebbero indurci alla collaborazione .

Inondazioni catastrofiche, tsunami e riscaldamento globale ci stanno dicendo che il pianeta ne ha abbastanza della nostra dissennata presenza: che dovremmo correre ai ripari cambiando radicalmente il nostro approccio, il nostro modo di stare sulla Terra.

Noi lo vediamo, ne parliamo molto, televisioni e media in genere non si occupano d’altro per lunghi periodi.

Ma poi, che cosa facciamo?

In quella direzione, quasi niente.

Ciascun popolo è impegnato a sfruttare ogni anfratto del pianeta per acquisire sempre più potenza, per primeggiare e imporsi sugli altri.

Per raggiungere questo scopo siamo anzi disposti ad impegnarci in guerre distruttive.

E mentre impieghiamo immani risorse nel costruire sempre più sofisticati strumenti di guerra, intere popolazioni soffrono la fame, sono vittime di malattie endemiche, si accapigliano per sopravvivere.

Mi fermo qui: l’istantanea rende l’idea, la cartolina sul nostro oggi è completa.

Si potrebbe dire che è in corso una gara mortale: riuscirà a distruggerci prima il Pianeta (esplosioni vulcaniche, terremoti, tsunami …) o ce la faremo prima noi ad annientarci ricorrendo ai micidiali ordigni di cui disponiamo?

Quello che più mi sconcerta e preoccupa è l’incapacità della nostra specie di cambiare atteggiamenti: conosciamo i nostri comportamenti pericolosi, ma non li correggiamo. Contempliamo l’abisso che si sta scavando sotto i nostri piedi ma non riusciamo a fare niente per evitarlo.

Le élite sono accecate dal potere: i popoli invece?

In realtà ci sono delle voci che parlano il linguaggio della ragione e della salvezza ma non incidono sulle decisioni dei governanti e non riescono a scuotere le masse accecate e stordite dal potere.

Così si va avanti un po’ nell’incoscienza un po’ confidando nella buona stella.

Facendo finta di non sapere che prima o poi anche le buone stelle si spengono e che l’incoscienza non ha mai salvato nessuno, singolo o popolo che sia.

P.S.

Il Papa ha appena concluso il giubileo dei ragazzi a Tor Vergata: presenti un milione di giovani. Milioni di persone hanno seguito l’evento attraverso la televisione. Parole di pace, contro la violenza e a favore della fratellanza e della collaborazione universale. Tutto questo quanto inciderà sulle decisioni dei politici? Perché non dà vita ad un movimento potente capace di far finire le guerre, in grado di costruire una vera cooperazione tra i popoli? Perché tutto nasce e finisce a Tor Vergata?

Per me rimane un mistero che non so chiarire.